venerdì, 01 dicembre 2006
Intanto, questa recensione:

scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2006/10/isaia_greco_di_.html:

E poi: ieri sera Giulio Mozzi ha parlato di Isaia Greco alla Feltrinelli di Padova. Io, Giovanna Vignato, ho parlato dei tempi dell'Holden Forum, e di quello che ha significato per Misery e altri stare in rete con Asino.

Siccome temevo di fare casino parlando, ho scritto un intervento, per leggerlo.

Poi invece non l'ho letto, ho parlato a braccio e ho fatto il casino che temevo. Così la cosa mi è rimasta scritta, e la metto qui sotto.

postato da: dikanka alle ore dicembre 01, 2006 13:34 | Permalink | commenti (84)
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lunedì, 30 ottobre 2006



La libreria Mel di Padova è vasta e chiara. C’è un sofà circolare nero che gira intorno a una colonna. Giovedì 26 ottobre, vicino al sofà, sono state disposte alcune file di sedie, di fronte alle quali è stato messo un tavolo.
Sul tavolo c’era un mazzo di rose bianche,  Isaia Greco e dell’acqua minerale. Sulle sedie e sul sofà si sono raccolte forse venti persone. Alcune hanno cominciato a chiacchierare, altre stavano zitte con la giacca piegata sulle ginocchia. Molti si guardavano fra loro, alcuni avrebbero desiderato riconoscersi, e altri tenevano lo sguardo basso.  A un certo punto, dietro al tavolo si sono messi Giulio Mozzi e la Misery, e hanno cominciato a parlare di Gino Tasca e di Isaia Greco. Io ero molto emozionata.
postato da: dikanka alle ore ottobre 30, 2006 13:02 | Permalink | commenti (11)
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martedì, 24 ottobre 2006
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postato da: dikanka alle ore ottobre 24, 2006 16:14 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 11 giugno 2006

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G. va in gita nella sua stessa città.
Calza dei sandali candidi, nuovi, con la suola di gomma; tiene in mano una guida rossa e indossa una comoda camicia blu. G. pensa che così assomiglia a una guida tedesca. Somigliare a una guida tedesca, scopre, è molto adatto a questa gita. Si lasceranno guidare da lei una ventina di persone, tutte nate negli anni Venti o Trenta, e tutte residenti a venticinque chilometri dalla città. Molti di loro hanno capelli candidi, vaporosi, e tutti hanno scarpe comode. Sono molto eleganti, e G. crede che una guida tedesca sia giusta per loro.  A G. piace molto essere adatta a loro.
Sono tutti insieme sotto un gran volto chiamato el canton delle busìe, perché qui si davano appuntamento i mediatori. A Padova si chiama volto l’arco, forse il volto è il figlio della volta – volta del sièlo, volta par aria, jera inavolta. Sì, può essere; G. ricorda che in dialetto molti nomi sono madri: la badila partorì il badile; la mura fu madre del muro; la sécia del sécio. Ecco una maternità che non impedisce ai nomi di avere vite ben separate; eh, questo devo ricordarmelo, pensa G. in un piccolo lampo.
postato da: dikanka alle ore giugno 11, 2006 21:58 | Permalink | commenti (19)
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sabato, 27 maggio 2006

Mandragore

Ecco qui una mandragora maschia e una mandragora femmina. <a href="#http://www.bnnonline.it/biblvir/dioscoride/dioscoride.htm/">(Dioscoride Napoletano)</a>. Ah, che ce ne sarebbero  da dire, di cose mandragoriche! Per la tradizione la mandragora è afrodisiaca  (specialmente per gli elefanti, i quali non si accoppiano che dopo essersi fatti di mandragora), soporifera,  anestetica e allucinogena; può indurre al delirio o può curarlo.
Ma, come saprete, la mandragora è famosa per il grido, mortale per l'uomo, che proviene dalla sua radice se qualcuno cerca di estrarla. Alcune incisioni mostrano il trucco per appropriarsi della potente radice senza morire: ci si tura le orecchie con la cera; si lega alla base della pianta un cagnolino trattenuto da un lungo guinzaglio; poi lo si chiama in modo che si slanci ed estrirpi la radice. Parte lo strillo mandragorico, il cagnolino muore, l'umano vive e si tiene la radice. E poi dedica l'animale sacrificato a Ecate, divinità greca protettrice dei cani.

Be', nella letteratura e nelle tradizioni popolari abbiamo tantissime piante che parlano, piangono, danno buoni consigli e intercedono. Ma proprio una radice che urla e assassina, quella ce l'ha solo la mandragora, credo.

Forse è per questo suo potere di strillo e morte, e non per la sua forma, che è considerata l'antenato degli uomini, che in origine erano solo una foresta di mandragore.
postato da: dikanka alle ore maggio 27, 2006 08:24 | Permalink | commenti (6)
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giovedì, 18 maggio 2006
[Esperimento: se non conoscete il significato delle parole sottolineate, fate clic sopra.]
Insomma, sabato mattina sono andata con P. all’orto botanico, qui, a Padova. Eravamo un gruppo numeroso. Tre donne sapienti ci hanno guidato in biblioteca, in orto, nell’ erbario. Non ero mai entrata né in biblioteca né nell’erbario, che raccoglie mezzo milione di piante, alcune ormai vecchie di quasi due secoli. E non sospettavo nemmeno che esistesse un algario, cioè una raccolta di alghe essiccate e catalogate. E chi di voi immagina che cos’è una cecidoteca? (Potrei perfino dare un premio a chi me lo dirà…)

Non era invece la prima volta che andavo all’Orto. È un posto che mi attrae, ci vado spesso. Certe volte forse cerco il Giardino Perduto in cui tutto abbondava, i frutti facevano scoppiare le  scorze, ogni foglia era nutrita e nella terra scura operavano forze segrete. Non esisteva fatica nella vita e uno solo conosceva i nomi di ogni pianta.

Curo le mie fantasie in Orto, cammino dove la terra non è per niente scura, anzi, è grigina (= un po’ grigia); e ciascuna pianta, come deve avvenire, lotta duramente per sopravvivere al meglio delle sue possibilità. L’Orto non è una serra o un vivaio: gli esemplari non sono forzati a sembrare belli o sani; nessuno è lì per comprarli, ma solo per conoscerli un po’ meglio. L’Orto non è nemmeno del tutto un giardino: gli esemplari non sono accostati per colore o dimensione, ma per classe e specie. Insomma l’Orto è giusto quello che è, ed è proprio quello che mi sta bene.

È stato costruito per avvicinare gli studenti all’osservazione dal vero. Quanti di voi avrebbero riconosciuto, in questa figura:

Mandragora

questa radice?







(Già, quale? perché non carica la foto? sigh!)

postato da: dikanka alle ore maggio 18, 2006 22:17 | Permalink | commenti (6)
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venerdì, 12 maggio 2006

Anima1

 

 

 

 

 

Be', ecco, è solo una prova. Prova.

postato da: dikanka alle ore maggio 12, 2006 11:01 | Permalink | commenti
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lunedì, 10 aprile 2006
Oggi ho letto un bel post in uno dei blog che vi avevo segnalato, quello di mestiere di scrivere http://www.mestierediscrivere.splinder.com/

Il post comincia riportando qualcosa di interessante che la blogger ha trovato in un sito americano.

Sono alcune righe - però in inglese... (Ve l'avevo detto, sì?, che attraverso i blog si rinfresca anche la conoscenza delle lingue...)

La citazione dice così:

If writing a book is impossible, write a chapter.
If writing a chapter is impossible, write a page.
If writing a page is impossible, write a paragraph.
If writing a paragraph is impossible, write a sentence.
If writing a sentence is impossible, write a word and teach yourself everything there is to know about that word and then write another, connected word and see where the connection leads.

Traduco come posso:

Se scrivere un libro è impossibile, scrivi un capitolo.
Se scrivere un capitolo è impossibile, scrivi una pagina.
Se scrivere una pagina è impossibile, scrivi un paragrafo.
Se scrivere un paragrafo è impossibile, scrivi una frase.
Se scrivere una frase è impossibile, scrivi una parola e insegna a te stesso tutto quello che c'è da sapere su quella parola; poi scrivi una seconda parola, collegata alla prima, e guarda dove conduce il collegamento.

Spero che tutto questo vi aiuti nel trovare le prime parole per i vostri blog.

(Uh, ma io la "prima parola" l'ho già scritta: "prova". Ora dovre insegnare a me stessa tutto quello che so su quella parola... hm hm hm... mumble mumble...)
postato da: dikanka alle ore aprile 10, 2006 13:01 | Permalink | commenti (22)
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sabato, 08 aprile 2006
Prova. Prova. Prova. Non è bella questa parola? Prova. Spero che riusciate a leggere questo primo post della vostra indegna guida ai blog... Bentrovati! Per ora un saluto, e a presto...
postato da: dikanka alle ore aprile 08, 2006 15:00 | Permalink | commenti (4)
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